Buoni spesa Covid19

L’emergenza Coronavirus sta mettendo a dura prova l’intero Paese, non solo da un punto di vista sanitario, ma anche economico e sociale, e come sempre a pagarne le conseguenze sono le fasce di popolazione più fragili. Proprio per queste persone con maggiori difficoltà, sono stati stanziati 400milioni di euro da distribuire sul territorio, con la gestione degli stessi da parte dei Comuni in collaborazione con i Servizi sociali e le organizzazioni.

I fondi sono destinati a misure urgenti di solidarietà alimentare e di fatto saranno destinati all’erogazione di buoni pasto e scorte alimentari per le persone più deboli.

L’ordinanza della Protezione civile assegna ai Comuni la possibilità di acquistare, con i fondi assegnati dal Governo e le eventuali donazioni raccolte:

  • buoni spesa utilizzabili per l’acquisto di generi alimentari presso gli esercizi commerciali contenuti nell’elenco pubblicato da ciascun comune nel proprio sito istituzionale;
  • generi alimentari o prodotti di prima necessità.

I Comuni possono avvalersi degli enti del terzo settore sia nella fase di acquisto che nella fase di distribuzione di tali beni.

L’ordinanza chiarisce inoltre che per le attività connesse alla distribuzione alimentare non sono disposte restrizioni agli spostamenti  anche se dovranno ovviamente essere rispettate le misure precauzionali disposte dalla normativa al fine di evitare il contagio, quali il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro e l’utilizzo di adeguati dispositivi di protezione.

Per quanto riguarda i destinatari degli aiuti, saranno individuati dall’Ufficio dei servizi sociali di ciascun Comune fra i nuclei familiari più esposti agli effetti economici dettati dall’emergenza, dando priorità a quelli NON già assegnatari di altre misure di sostegno pubblico.

Nell’individuazione dei bisogni alimentari e nella distribuzione dei beni, i Comuni potranno coordinarsi con gli enti attivi nella distribuzione alimentare del Programma operativo del Fondo di aiuti europei agli indigenti (FEAD).

Il provvedimento lascia il più ampio margine di manovra ai Comuni che si organizzeranno come meglio ritengono.In generale, le risorse sono ripartite criteri specifici:

  • l’80% del totale (320milioni di euro) in proporzione alla popolazione residente in ciascun Comune;
  • il 20% del totale (80milioni di euro) in base alla distanza tra il valore del reddito pro capite di ciascun Comune (relativo all’anno di imposta 2017) e il valore medio nazionale, ponderata per la rispettiva popolazione.

Il contributo minimo per ogni Comune non può essere inferiore a 600 euro; viene inoltre raddoppiato il contributo assegnato ai Comuni primo focolaio d’Italia.

La circolare consente ai Comuni di destinare eventuali donazioni alle misure urgenti di solidarietà alimentare, oltre che di aprire appositi conti correnti bancari o postali dedicati al fine di raccogliere tali donazioni.

Per tali donazioni è prevista una detrazione dall’imposta lorda ai fini dell’imposta sul reddito del 30% per importi non superiore a 30mila euro.  Se a donare sono soggetti titolari di reddito di impresa si fa invece riferimento all’articolo 27 “Disposizioni in favore delle popolazioni colpite da calamità pubbliche”.

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